Nell’articolo precedente ti ho parlato delle prime 3 aree della leadership personale, ovvero Comunicazione, Gestione delle emozioni e Gestione del tempo. Hai valutato come ti comporti in queste aree?

Se non l’hai fatto non importa, lo potrai fare anche dopo aver letto questo articolo e visto tutte e 7 le aree della leadership personale. In fondo ti dò un suggerimento su cosa puoi fare per usare attivamente queste informazioni.

E quindi… continuiamo a vedere la nostra lista!

Area 4: Efficacia
Ovvero essere orientati a ottenere risultati.

Il mondo è pieno di persone che lavorano tantissimo, fanno un sacco di cose, arrivano a casa la sera stanchi e magari non passano abbastanza tempo con i loro cari perchè devono lavorare. Ma “fare cose” non significa ottenere risultati.  Il mondo non ci premia se lavoriamo, ci premia se ottieniamo risultati.
Essere efficaci significa per prima cosa essere orientati al risultati. Alcuni sono più portati naturalmente a questa mentalità e altri meno, ma la verità è che essere efficaci è una caratteristica che possiamo sviluppare con adeguate metodologie e con l’esercizio e per questo motivo chiunque può diventare estremamente efficace.
Quindi l’obiettivo è allenare la mente nel modo migliore, per orientare ai risultati i nostri pensieri e quindi le nostre azioni.

Area 5: Relazioni e rapporti
Ovvero come gestiamo la nostra relazione con le altre persone, in qualsiasi campo

Come ho scritto nell’articolo precedente, non possiamo prescindere dagli altri se vogliamo raggiungere dei risultati.
Ti sarà capitato di ritrovarti, dopo aver passato un po’ di tempo con una determinata persona, svuotato di energie e con un atteggiamento negativo… Come mai? Molto probabilmente sei stato vittima di uno di quelli che io chiamo vampiri emozionali. Ovvero quelle persone che letteralmente succhiano energia emotiva dagli altri, senza dare niente in cambio.
Se anche tu hai già provato quanto questo può far star male… cerca di non essere tu un vampiro emozionale per chi ti circonda!
Fai in modo che le tue relazioni con gli altri regalino energia e lascino gli altri più arricchiti e positivi rispetto a prima di incontrarti. L’obiettivo è creare attivamente un ambiente ricco di energia positiva, che aiuta gli altri, ma ancor di più aiuta te.

Area 6: Energia psicofisica
Ovvero curare il nostro corpo per far funzionare bene il nostro cervello.

Questa area non e’ intuitiva, lo so. Molte persone pensano che sia sufficiente lavorare sulla mente e il corpo non sia così importante. Ma la realta’ e’ che se vuoi essere leader di te stesso non puoi prescindere dalla cura del tuo corpo e del tuo benessere fisico: siamo formati da mente e corpo.
Si tratta di avere una buona relazione con noi stessi.
Se sei sovrappeso, o sottopeso, se mangi male, se non fai attivita’ fisica, fumi o fai altre cose che danneggiano il tuo corpo, vuol dire che in qualche modo hai una cattiva relazione con te stesso e inevitabilmente il tuo cervello non potra’ funzionare bene come vorresti. Se sei diviso in due tra testa e corpo e la cosa non funziona.
Per questi motivi, nei miei corsi do molta importanza anche all’aspetto del benessere fisico (e presto si svolgerà l’Energy Seminar).

Area 7: Spiritualità (Valori, Mission, Vision)
Ovvero chi vuoi essere e cosa vuoi essere nella vita

Ho messo questa area come ultima non perche’ sia la meno importante, ma piuttosto perche’ e‘ l’area fondante, quella che alimenta tutte le altre e in generale la nostra vita. O almeno deve essere così se vogliamo essere leader di noi stessi.
Quando parlo di spiritualita’, intendo trovare la risposta a questa domanda: quale e’ lo scopo della mia vita?
Ti sei mai fatto questa domanda? Fattela ora, cosi’ provi le sensazioni, vedi le immagini e ascolti cio’ che questa domanda ti fa sentire. Fatti la domanda ora.
E’ una domanda importante, vero? Se vuoi essere veramente leader di te stesso, devi entrare in questa area e capire quale e’ la tua mission nella vita (cosa vuoi ottenere) e una vision per te stesso (che persona vuoi essere).

Ora che hai letto le 7 aree della leadership personale ti voglio far osservare una cosa: sono tutte collegate tra loro!

Puoi vedere come ognuna delle aree ricerca un’altra e si intersecano. Non e’ strano: stiamo guardando la complessita’ umana e cercando di semplificarla, per poterla gestire.
Ti invito a rileggere le 7 aree, nel precedente articolo e in questo e poi fare questa cosa: prendi un foglio di carta e una matita e scrivi la tua situazione per ogni area. Datti magari un voto da 0 a 10 e scrivi un tuo commento. Ti renderai conto dove sei ben attrezzato e dove invece sono le tue carenze.
Faccio fare un esercizio simile ai partecipanti alla Leadership University – il coaching personale che fai con me per 12 mesi – direttamente online. E da qui partiamo poi con il coaching per esplorare e migliorare ogni singola area, creando la tua leadership personale.
Tornerò ancora su questi argomenti perche’, come sai, essere leader di te stesso significa per me l’essenza stessa del vivere al meglio, essere veramente al tuo meglio.

Come e’ giusto che sia, perchè è giusto voler ottenere il massimo per noi stessi e per la nostra vita.

Nel mio insegnamento della leadership personale un problema che trovo abbastanza frequentemente è che le persone si concentrano su un’area specifica, in genere su quella che riesce loro meglio. O, in qualche caso, se vogliono fare un lavoro più impegnativo, su quella che riesce loro peggio. Che è già un passo avanti, ma non è la soluzione.

Il problema è che essere leader di te stesso significa ottimizzare e lavorare su tutte le aree della propria vita. Quindi non solo come comunichiamo, non solo come gestiamo gli obiettivi, non solo come risolvere la procrastinazione. Non si tratta di “mettere a posto qualcosa che non funziona”: si tratta di migliorare la tua “macchina” nel suo insieme. E’ quindi molto più efficace, produttivo ed equilibrato sviluppare un approccio globale al cambiamento.

Già mi immagino che quando hai letto “approccio globale” ti sarai preoccupato… 🙂

Se è così, è assolutamente comprensibile: il concetto di approccio globale (o “olistico”, se vogliamo fare un po’ i fighi!) per risolvere un problema è uno sforzo per la nostra cultura occidentale che è orientata al processo (fai questo, poi fai quello, poi fai quell’altro).

Tuttavia, c’è poco da fare: essere leader di te stesso è veramente un approccio globale al tuo miglioramento personale. E allora come possiamo fare?

Ti suggerisco una “lista” su cui concentrare la tua attenzione: la lista delle “7 aree della leadership personale”.

Queste sono le 7 aree della leadership personale su cui tu dobbiamo agire o comunque tenere sempre in considerazione affinchè siano efficaci (ti invito a leggere sotto cosa intendo per “essere efficace”) e bilanciate.

Area 1: Comunicazione
Ovvero come comunichiamo e interagiamo con gli altri e con noi stessi.

Purtoppo non possiamo creare niente di buono per noi stessi se non sappiamo comunicare efficacemente alle altre persone i nostri desideri e le nostre richieste. E se non sappiamo stimolarli e ispirarli ad aiutarci per raggiungere i nostri obiettivi (mentre raggiungono i loro).
“Nessun uomo è un’isola” ha scritto qualcuno ed è assolutamente vero. Viviamo assieme agli altri e realizziamo (o non realizziamo) i nostri desideri assieme alle altre persone.
Ma la comunicazione è altrettanto importante – se non di più per certi versi – quando la usiamo con noi stessi.
Siamo bravissimi a buttarci giù, dirci le cose più tremende quando sbagliamo. Ma siamo anche bravissimi a giustificarci quando invece dovremmo sottolineare i nostri errori per risolverli e andare avanti (e invece rimaniamo dove siamo).
Quindi è molto importante imparare a comunicare le giuste cose nel giusto modo. Comunicare efficacemente se è un dono di pochissimi è per fortuna un’attività che possiamo imparare. E i risultati di questa attività sono, credimi, facilmente visibili in poco tempo e spesso sorprendenti.

Area 2: Gestione degli stati d’animo
Ovvero saper minimizzare gli stati d’animo negativi e ottimizzare quelli positivi.

Il concetto qui è veramente chiave: il nostro stato d’animo condiziona i nostri risultati. Quindi dobbiamo imparare a gestire i nostri stati d’animo.
Ti svelerò un piccolo segreto: il tuo stato d’animo è tuo e di nessun altro. Ci puoi fare quello che vuoi e infatti ci fai quello che vuoi. Non sono gli altri che “ti fanno arrabbiare”, “ti rendono triste”, “ti rendono allegro”, “ti caricano”, “ti buttano giù”. Dare la responsabiità dei propri stati d’animo agli altri è uno degli errori più frequenti e credo sia tra quelli che maggiormente ci impediscono di essere felici.
Ricorda che non è ciò che dicono o fanno gli altri che può avere influenza su di te. E questo lo vedi quando parli con uno che ha idee diametralmente opposte alle tue, ti entrano da un orecchio e ti escono dall’altro.
Cosa succede allora? Succede che è il significato che noi diamo a ciò che gli altri dicono o fanno (o addirittura non dicono e non fanno) che condiziona i nostri stati d’animo. E il significato che dai agli avvenimenti o alle parole è una tua scelta e puoi sempre gestirla e scegliere diversamente. Abbiamo sempre il potere di decidere come stare.
E quindi e fondamentale imparare a gestire i nostri stati d’animo. Anche qui sono metodi che possiamo imparare per “salire al comando” dei nostri stati d’animo quando ci siamo dentro.

Area 3: Gestione del tempo
Ovvero gestire il nostro tempo con metodi adatti al nostro tempo.

Questo è un aspetto che, secondo me, non riceve la giusta attenzione. Molte persone pensano che hanno semplicemente “troppo da fare” per questo non hanno mai abbastanza tempo. Ma, credimi, di solito non è così: se non hai mai tempo, se sei stressato dalle cose da fare, se lavori nei weekend è molto probabile che tu non gestisca il tempo correttamente.
Una delle cose realmente diverse nella nostra società rispetto solo a 10 anni fa sono le interruzioni. Oggi abbiamo 1000 modi per essere interrotti in quello che facciamo!
Quindi, vedi il paradosso: da un lato siamo spronati a fare di più, dall’altro siamo spronati a prenderci una distrazione. Non meravigliamoci poi se siamo stressati e non riusciamo a fare quello che dobbiamo!
Il problema della gestione del tempo è che anche quando te ne rendi conto e dici “basta faccio un corso di gestione del tempo”, ti ritrovi a imparare tecniche obsolete, che risalgono addirittura a 200 anni fa (non esagero! Alcuni metodi di Time Management, tutt’ora insegnati in Italia, risalgono all’epoca di Beniamino Franklyn!!!). Ma non funzionano e, fidati, lo so per esperienza, poiché ho studiato tutte le tecniche per risolvere il problema, in primis per me stesso!
Non funzionano perché il mondo di oggi è realmente diverso e bisogna usare metodi aggiornati e attuali. Pensa solo al fatto che non più di dieci anni fa la tecnologia non era così presente, e soprattutto così invadente, nella nostra vita quanto lo sia oggi con ogni tipo di computer, telefonino, Ipad e altre diavolerie simili, che ci interrompono decine se non centinaia di volte al giorno nelle nostre normali attività! E la gestione di questi strumenti, non solo da un punto di vista tecnico, ma ancor più mentale ed emozionale, determina la differenza tra avere strumenti che lavorano per noi o contro di noi…
Personalmente credo che la gestione del tempo sia così importante che nella mia Leadership University – il corso online di 12 mesi in cui sono tuo coach per sviluppare la tua leadership personale – ho messo la gestione del tempo “di oggi” come uno dei primi elementi su cui lavorare insieme.

Incomincia a riflettere su queste aree, magari valutando come ti stai comportando al riguardo.
Nel prossimo articolo parlerò delle altre aree della nostra lista su cui puoi agire per diventare Leader di te stesso.

Scrivi qui sotto il tuo commento a questo articolo.

LEADER DI TE STESSO non è solo il titolo del mio primo libro con circa 200.000 copie vendute (in Italia è un record assoluto, specie per un manuale, figuriamoci poi su un argomento così particolare).
Leader di te stesso è la filosofia con cui mi impegno a viver la mia vita e che mi impegno a trasferire agli altri.

Posso dire che da sempre il mio pallino è stato capire se ci fosse un modo migliore di pensare alle cose, per vivere meglio ed essere più felici. E ho capito presto che dobbiamo imparare a gestire la nostra mente se vogliamo gestire al meglio la nostra vita.

Non e’ scontato, perché la mente tende a sfuggire e a pensare per conto proprio.

Ti è mai capitato di iniziare una giornata storta, con pensieri negativi, con previsioni nerissime e magari con l’ansia per il presente e per il futuro? Sicuramente sì, capita a tutti. Per molte persone è semplicemente una giornata storta, qualcosa che “capita” e su cui si può fare poco.
Ma, sotto sotto, sappiamo che non è così. Tutti i nostri pensieri, anche quelli che sembrano più naturali e spontanei, li creiamo noi, più o meno consciamente. Spesso tanto inconsciamente che crediamo siano la realtà. Crediamo di non poterci fare niente, che “ci sono venuti così”.
Invece la buona notizia è che possiamo sempre controllare i nostri pensieri. Anzi, dobbiamo impegnarci a farlo. Non possiamo permettere che il nostro cervello comandi, ma dobbiamo essere noi a comandare.

Dobbiamo imparare a essere sempre più leader dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e di noi stessi.

Fai questa prova: pensa a qualcosa o recupera un pensiero che avevi in questi giorni e che magari ti assillava. Osserva che sensazioni, che emozioni ti dà. Ora modifica questo pensiero, plasmalo, cambialo, cambia le parole con cui lo pensi, modifica le immagini, scherzaci sopra se è un pensiero brutto, insomma… trasformalo!
Non è troppo difficile vero? No, questo non è difficile, perché dopotutto avevi controllo sulla cosa fin dall’inizio.
In verità è più difficile ricordarci di controllare i nostri pensieri mentre stiamo pensando inconsciamente, quando i pensieri sembrano la realtà.
Ti sarà capitato di volerti svegliare da un brutto sogno: fai una fatica bestiale perché sei ancora a metà dentro al sogno, ma stai anche dicendoti “svegliati, svegliati”. E’ una vera e propria fatica fisica, ti manca il fiato… Stai facendo il passaggio dall’inconscio al conscio ed è come tornare da un’altra dimensione, da quella creata dalla tua mente.
Lo stesso avviene quando vuoi controllare i tuoi pensieri che stanno andando per conto loro. A un certo punto devi fare lo switch, devi “accorgerti che stai pensando” e mettertene al di fuori.
E come si fa in questo caso? Dobbiamo allenarci!
Allenati quindi a osservare i tuoi pensieri, a diventarne consapevole e poi a modificarli. Puoi farlo sempre ed è un allenamento prezioso per sviluppare la tua leadership personale. Così, quando ti troverai in una situazione in cui la tua mente è occupata da pensieri che ti fanno stare male, avrai il tuo sistema per prendere le redini e controllare la situazione.

Tornerò ancora su quest’argomento della leadership personale perché, come ho detto, credo sia il vero strumento che abbiamo per migliorare la qualità della nostra vita.

Intanto, allenati a essere sempre più consapevole dei tuoi pensieri, a modificarli e a mostrare alla tua mente chi è che comanda!

Scrivi qui sotto il tuo commento a questo articolo.

Ho evitato di parlarne fino ad ora, ma lo hanno fatto tanti altri…
Evito di essere ripetitivo e di scrivere in modo identico cose già scritte, riportando qui tra tutte le opinioni che ho letto quella che mi sento di sposare praticamente alla lettera, anche perché chi la scrive ha lavorato insieme a me per circa 12 anni (molti dei quali proprio impegnati sui corsi di memoria e lettura veloce che ci hanno visto tra i più grandi divulgatori di quei metodi), il mio ex-socio Livio Sgarbi.
Non credo che Livio se ne avrà a male se prendo a prestito l’articolo che ha scritto sul suo blog (anzi, gli faccio pure un po’ di pubblicità!) così evito di riscrivere parola per parola le stesse identiche cose, perché ogni parola scritta da Livio su Golfera, sulle sue capacità e i suoi metodi di marketing, mi vedono assolutamente d’accordo!
Solo sull’ultimo capoverso non concordo: credo che se certe volte è vero che i metodi di Striscia sono criticabili e tendono a volte a buttare via il bambino con l’acqua sporca, non credo che siano particolarmente criticabili in questo caso in cui il buon Golfera se l’è proprio andata a cercare…
Ecco qui il link all’articolo di Livio.

Aggiungo anche un’altro link di un blog sul quale trovo che la discussione sull’argomento sia interessante e sui giusti toni.
Non conosco minimamente l’autore del blog, ma trovo molto interessante che fosse uno dei corsisti presenti nell’aula dove ha fatto irruzione Moreno Morello.

E con questo, non chiedetemi più cosa ne penso di ‘sta storia!…


Parte LUNEDI 2 MAGGIO da FIRENZE il tour di presentazione del nuovissimo libro “BASTA CHIACCHIERE!”, scritto dal mio grande amico Mirco Gasparotto! Ed è proprio in virtù della nostra lunga amicizia, ma ancor più della profonda stima che nutro nei suoi confronti per lo straordinario imprenditore che è (motivo per il quale da due anni a questa parte ho voluto inserirlo tra i miei ospiti all’HRD Academy… Davvero leggendari i suoi interventi alla Reunion 2009 e al Power Seminar 2010!!!) che noi di HRD abbiamo proposto a Mirco di organizzare questo Tour di presentazione nelle 12 città d’Italia che sono sede dei nostri centri FLY (e dopo l’estate probabilmente anche in qualche altra!).
Tutte le date e le sedi del tour le trovate qui, e vi consiglio assolutamente di non perdervi questa serata dove Mirco terrà, non tanto una presentazione, ma un vero e proprio seminario sulle tematiche del libro, che, come si può facilmente intuire dal titolo, sono assolutamente pratiche, pragmatiche e focalizzate su risultati concreti!
Insomma, con soli 30€ vi porterete a casa il libro fresco fresco di stampa, ma soprattutto insegnamenti che possono davvero fare la differenza nella vita personale e professionale!
Insomma vi consiglio davvero di prenotare subito un posto e non mancare a questa serata per niente al mondo!!!

Per troppe settimane ormai sono stato distante da questo Blog, lo so…
Alla sua nascita avevo promesso a me stesso e a voi che avrei fatto in modo che questo non succedesse… Non è stato così e me ne scuso.
Ho talmente tanti progetti che sto portando avanti in contemporanea in questo momento, e tutti così belli e coinvolgenti, che se avessi giornate da 30 ore non sarebbero comunque sufficienti per fare tutto quel che dovrei e vorrei fare in questo periodo! Un periodo per me di grande creatività, idee, energia ed entusiasmo, in cui mi sento particolarmente bene e voglioso di fare e sperimentare!
Con tutta sincerità quindi, devo dirvi che scrivere sul blog non è stata davvero una delle mie priorità in questi primi mesi del 2011 (ho fatto fatica persino a scrivere con regolarità persino la mia rubrica settimanale su Donna Moderna, per la quale ho fatto diventare matta la redazione, costretta a rincorrermi via mail in continuazione!… Sorry!…), così come rispondere a messaggi vari che ricevo ogni giorno su Facebook o sulla mia casella di posta elettronica…
Ma poiché adesso inizio a sentirmi un po’ troppo incongruente rispetto all’impegno che avevo preso, ancor prima che con voi, con me stesso, ho deciso di “tornare sulla retta via”!
Anche perché la verità è che scrivere sul blog dopotutto mi piace e, soprattutto, mi piace ricevere i vostri commenti e confrontarmi con voi…

Perciò, rieccomi qua!!!
Adesso però avrò un grosso problema: ho un sacco di cose da raccontarvi e devo scegliere da cosa cominciare e cosa eventualmente omettere!!! Se ne sono accumulate un bel po’ di notizie arretrate sull’attività mia e di HRD, oltre a nuove esperienze vissute, nuovi incontri davvero interessanti e tante, tante riflessioni che potrei fare su questo e altro…

Allora, da dove potrei cominciare?!? (continua…) (altro…)

Ho lasciato passare qualche giorno prima di tirare le somme della mia trasferta messicana. Non volevo farmi condizionare dal facile entusiasmo “a botta calda”!…

Ma adesso che è passata una settimana (più altri 3 gg di blocco del blog!), posso dirvi con certezza che scriverò le stesse identiche cose che avrei scritto sull’aereo di ritorno, nel senso che l’entusiasmo non è scemato nemmeno un po’ e che, soprattutto, più passa il tempo più sono consapevole di aver posto le basi per qualcosa di importante e di esser riuscito a fare le cose giuste, nei tempi giusti e nei modi giusti (cosa che non sempre accade…).
L’euforia passa veloce, l’entusiasmo rimane nel tempo.
A distanza di giorni non sono più euforico, ma continuo ad essere molto entusiasta di come sono andate le cose!

Beh, come non esserlo!
Circa 2.000 persone hanno partecipato al mio primo seminario oltreoceano e devo dire che, a giudicare dai feedback ricevuti sulla mia neonata pagina di Facebook “en español”, non sono affatto rimaste deluse!

Già la location di per sé era discretamente motivante: il palazzetto dello sport utilizzato durante le Olimpiadi del 1968 per le gare di ginnastica! Quando sono entrato lì dentro, per un istante mi sono proiettato mentalmente a più di 40 prima e ho immaginato gli spalti pieni e gli atleti di tutto il mondo che si sfidavano per la medaglia più importante di tutte. Non ero in un normale centro congressi. Ero in un luogo creato appositamente per permettere a Campioni di esibirsi e dare il loro meglio. Non avrei mai potuto non esserne all’altezza… (altro…)

No, non sono sparito!…
Si, lo so, è un bel po’ che non scrivo più nulla sul mio Blog e magari qualcuno può averlo anche pensato!
O magari qualcun altro avrà pensato che non ho più scritto nulla perché non c’erano novità e non avevo nulla da dire… Niente di più sbagliato!!!
In realtà il motivo è stato proprio l’opposto: un tale sommarsi di impegni che, sinceramente, non avevo né la testa libera, né la voglia per mettermi a scrivere qualcosa di sensato…
Ma eccovi un po’ di aggiornamenti, partendo dalla fine:
in questo momento sto scrivendo da una camera di hotel a Città del Messico, dove mi trovo insieme a Roberta e dove tra poche ore terrò un seminario per la bellezza di 2500 persone!!!
Inutile dirvi che la cosa mi entusiasma non poco, anche perché a breve verrà editato Leader Di Te Stesso in spagnolo e il corso di sabato sarà il primo passo per HRD verso l’apertura del mercato sud americano e spagnolo!
Non male, vero?
E prometto solennemente che il reportage sul mio primo corso messicano sarà puntualissimo ed esaustivo!!!

L’altra novità che mi ha impegnato tantissimo nell’ultimo mese… (altro…)


Premetto che ho davvero difficoltà ad essere obiettivo nello scrivere questo articolo.
Vi parlerò di una persona che conosco personalmente, che stimo moltissimo, con la quale collaboro ormai da anni e alla quale sono legato da profondo affetto e amicizia.

Detto questo, la notizia non può passare inosservata e non posso esimermi dal commentarla e fare qualche considerazione insieme voi lettori di questo blog: a quasi 75 anni di età, Dan Peterson è tornato ad allenare l’Olimpia Milano, oggi Armani Jeans, ben 24 anni dopo la sua ultima apparizione come allenatore!

Di per sé la notizia ha dell’incredibile.
Innanzitutto, cosa ha reso possibile una scelta del genere?!?
Com’è possibile che la dirigenza della squadra più blasonata d’Italia abbia deciso di affidarsi a un’allenatore non più certo giovanissimo e che per di più non allena da oltre vent’anni, per salvare la stagione?!?
Non c’era proprio nessun altro disponibile?????

Per chi come me conosce “il Coach” è facilissimo da capire!

Primo: Dan Peterson è giovane!!! Non sulla carta d’identità, certamente, ma a parte questo piccolo particolare, ha tutte le caratteristiche che rendono una persona “giovane”: ha un entusiasmo straordinario unito a una passione infinita per il suo sport (mai sentito una sua telecronaca?!?), una lucidità mentale unica e la curiosità tipica di colui che possiede una innata e continua voglia di imparare e di migliorarsi.
Da quando lo conosco, queste caratteristiche mi sono sempre balzate all’occhio e mi hanno sempre piacevolmente colpito. Stare con lui mi dà sempre un’energia positiva e non ho certo mai avuto l’impressione di avere un “anziano” di fronte a me, ma piuttosto un “buddy” con cui potersi divertire e confrontare. E, state pur certi, i giocatori avranno la stessa impressione.
Ma ancora di più, ciò che ho sempre apprezzato in lui è la continua voglia di imparare e migliorarsi, unita a una grandissima umiltà. Ricorderò sempre una delle prime volte in cui è venuto ospite come speaker a un mio corso, quando si è messo in un angolino a seguirmi e, zitto zitto, si è preso alcuni appunti perché, come mi ha poi spiegato: “anche dopo tanti anni si può sempre migliorare! E oggi, Roberto, mi hai dato alcuni spunti che userò senz’altro!“.
Straordinario.

E poi ha un’attenzione pazzesca!… NOTA TUTTO!!! Non gli sfugge niente, nota dettagli che ai più passano assolutamente inosservati! Indovinate soprattutto riguardo a cosa? Alle persone.
Dan è un grande osservatore e conosce profondamente la natura umana. E questo lo rende incredibilmente efficace nel rapportarsi alle persone, capirle e quindi guidarle.
A riprova della sua capacità di capire il prossimo, posso dirvi che rimasi letteralmente a bocca aperta un giorno che durante il suo tradizionale intervento al Power Seminar iniziò a parlare di me (ovviamente molto bene, da vecchio paraculo che è!!!) usandomi come esempio di leader (ve l’ho detto che è un gran paraculo!!!) e, nel farlo, elencò tutta una serie di cose che aveva notato dei miei comportamenti fuori e dentro l’ufficio e su come mi rapporto con i miei collaboratori, che sinceramente mi stupirono. Non solo per quanti diversi aspetti notò, ma per l’incredibile dovizia di particolari con cui lo fece!
Suppongo quindi che abbia notato anche cose che non vanno, ma fu così magnanimo da soprassedere su quelle…

Insomma, per farla breve, l’età per Dan Peterson non rappresenta certo un problema.

E con i tanti anni di inattività, come la mettiamo?!?

Beh, anche qui c’è una parola magica che elimina il problema: identità.
In tutti questi anni Dan Peterson non ha mai smesso nemmeno per un istante di essere e di sentirsi un coach!
È ciò che lui è. È la sua identità.
Non a caso tutti lo chiamano “Coach” e lui stesso si chiama così (tipico al mio telefono il suo “ciao Roberto sono il Coach”!) o si firma “il Coach” nei suoi sms o nelle sue e-mail.
Non ha mai smesso di esserlo e non smetterà mai di esserlo
Non ha mai smesso di studiare, di aggiornarsi. Non ha mai smesso di frequentare l’ambiente e di esserne parte attiva.
Ed è per questo che 24 anni o 24 giorni non fanno la differenza.

E pare proprio che io non sia l’unico a pensarla così.
Alla sua prima partita, al Forum contro Caserta, si sono riviste le code ai botteghini e si è tornato a respirare tra i tifosi un entusiasmo che sembrava ormai sopito. Dino Meneghin, monumento del basket italiano, per descrivere l’evento ha detto: “essere qui stasera è come essere alla prima alla Scala con il maestro Muti che torna a dirigere l’orchestra”.
E soprattutto la squadra ha reagito alla grande, battendo gli avversari di 15 punti, ma soprattutto battendosi con rinnovato vigore.

E lui?

Sulla Gazzetta dello Sport di qualche giorno fa si leggono queste righe scritte da Franco Arturi che meglio non potrebbero commentare:
“Nelle sue dichiarazioni dopo la prima vittoria su Caserta, ci mancava che ringraziasse anche i magazzinieri e gli uscieri del Forum, attribuendo loro – e seriamente – una fetta di merito. Quanto è lontano dallo sfrenato egocentrismo di tanti suoi colleghi sulle panchine di calcio? Quanto è più scaltro nel caricare l’ambiente senza offendere nessuno e inventarsi atroci complotti cosmici?
Noi “umani” procediamo nel mondo dello sport soprattutto per modelli rassicuranti e collaudati: il conformismo è il nostro mestiere. Quello che non abbiamo capito è quanto un uomo di 75 anni possa essere motivato e saper motivare, di quanto sia proiettato nel futuro.”

Bentornato Coach!

Per me sempre il NUMERO UNO!!!

Milano, 27 dicembre 2010

Caro Babbo Natale,

Adesso che il tran tran del Natale è finito ho deciso di scriverti queste poche righe.
No, non preoccuparti… Non voglio chiederti regali in ritardo!
In verità quest’anno non me la sono proprio sentita di chiederti qualcosa… Per carità, qualche regalino si accetta sempre volentieri, ma in tutta sincerità, quest’anno mi sarei sentito davvero in difficoltà a chiedere più di quanto già ho. E me ne sono reso conto proprio qualche sera fa, alla fine della cena natalizia di HRD, che come ogni anno è per me un momento speciale. Ci tengo tantissimo a quella serata! Dal 1992, nostro primo anno di vita, immancabilmente chiudiamo l’anno lavorativo con quella che, più che una cena, è una serata di festa, dove tutta HRD si mette in ghingheri e celebra i risultati di un anno che si chiude, tra innumerevoli brindisi, momenti di grande divertimento ed emozionanti premiazioni per i migliori membri del team.

L’atmosfera che si respira quella sera è fantastica: ci sono tutti i nostri collaboratori, i nostri partner, alcuni clienti importanti, c’è la formalità di una cena di gala, ma al tempo stesso il calore di una riunione di famiglia.
E come ti dicevo, caro Babbo Natale, per me è un appuntamento unico, speciale, a cui non rinuncerei per niente al mondo. È la sera che vede protagonista la mia squadra, i miei collaboratori. È la sera che ha come parola chiave “NOI”. È la nostra festa, celebra il nostro lavoro, è il nostro evento.
Insomma, una serata magica…

E questa volta per me lo è stata ancora di più.
Perché?!?

Innanzitutto per le persone che c’erano!
Tutta Hrd e tanti amici ai quali sono legato tantissimo.
C’era il mio passato rappresentato da Sergio e Maurizio, vecchi compagni d’avventura dell’epoca della Memotec, che con il loro supporto ed esempio di allora, mi hanno permesso di essere qui a fare quel che faccio in questo momento.
C’erano amici di Hrd come Don Mazzi, Dan Peterson e Roy Martina, che, nonostante i molteplici impegni hanno fatto il possibile per essere lì a festeggiare con noi (il “Coach” arrivando subito dopo la sua telecronaca NBA su Sportitalia e Roy addirittura catapultandosi a Milano appena terminato un corso in Germania!) dimostrando il loro affetto nei confronti miei e del nostro gruppo.

E ovviamente, a parte qualche inevitabile defezione, c’era tutto il “Team”: l’ufficio con Irene e Gianluca, le Sales Angels, Antonio e il Corporate Team, i Coach dell’Academy e lo Staff ufficiale, il ns fantastico trainer di Pnl Andrea Favaretto e i nostri trainer aziendali capitanati da Max, la nuovissima squadra di HRD Business Training, per finire con Daniela e i direttori, manager e collaboratori di HRD Net.
Una squadra bellissima che Roberta e io abbiamo la responsabilità, ma anche il privilegio di guidare e gestire e con la quale condividiamo gioie e difficoltà quotidiane.
Devi sapere che per me, la “mia” squadra ha sempre avuto un valore importantissimo e i miei collaboratori sono sempre venuti prima di ogni altra cosa. Devo dirti che in passato, agli inizi della mia carriera, avevo con loro un rapporto davvero viscerale che a volte con alcuni trascendeva in una sorta di rapporto padre/figlio che, seppur portasse con sé molte cose positive, creava spesso una limitante dipendenza reciproca. Capii anni dopo il perché di quel tipo di rapporto quando sentii dire a Don Mazzi, durante un suo intervento a un Leadership Seminar, la seguente frase: “penso di essere diventato il padre dei miei ragazzi, per poter essere a mia volta quel padre che io non avevo mai avuto”. Al sentire quelle parole un improvviso brivido giù per la schiena! Probabilmente era stato così anche per me.

Ma da tempo ormai le cose sono cambiate.
Un figlio mio l’ho avuto e sono cresciuto come uomo e come leader del mio gruppo. Ora ho con i miei collaboratori un rapporto bellissimo e molto equilibrato: con i più nuovi c’è un giusto distacco, con i più vecchi una tale stima e rispetto reciproco e un conoscersi talmente bene, che spesso le parole non servono nemmeno più.

E poi ci sono i vecchissimi, quelli del Board, quelli che sono insieme a me e Roberta da una vita, i compagni di mille battaglie che ormai sono diventati nostri soci e che spesso ormai svolgono il ruolo di miei coach personali, dandomi un costante feedback esterno così qualificato che raramente i normali imprenditori hanno possibilità di avere.

Insomma, ero li sul palco che stavo iniziando a presentare la serata ed ero davvero emozionato nel vedere davanti a me tutte quelle 220 persone, elegantissime, in quella sala così ben addobbata, con Stefano di X-Factor (ed ex allievo FLY!!!) pronto a cantare per noi e, ciliegina sulla torta, il mio piccolo Ricky lì seduto al mio tavolo, per la prima volta presente (e in smoking!!!) a quella cena di cui aveva tanto sentito parlare.

Si, ero emozionato!

Mi pregustavo già la serata e mi immaginavo già la gioia di chi sarebbe stato premiato con l’Hrd Award (si, insomma, il nostro “Oscar”!!!) e la faccia che avrebbe fatto la Patri ricevendo la grossa coppa del “Collaboratore dell’anno 2010″…

Ero emozionato… Che bello!… Ero proprio emozionato!…
Ed ero felice!!!
Si, felice!…

Perciò, caro Babbo Natale, cosa potevo chiederti ancora?!?
Sono così grato di quello che ho, che non saprei chiederti di più!
Sono tutte rose e fiori?… Niente affatto! Durante l’anno ci sono stati momenti difficili, momenti di tensione, di stanchezza, di stress, scontri, discussioni e gatte da pelare… E di certo ancora ce ne saranno!!!
Ma ho la salute, una famiglia bellissima e la possibilità di fare ciò che amo, con persone con cui amo stare, in un ambiente in cui amo vivere.
Cosa posso volere di più?!?

Quindi, Babbo Natale, niente richieste particolari quest’anno. Mi basta che tu mi abbia ascoltato.
Ti prometto che l’anno prossimo mi impegnerò al massimo per poter nuovamente essere qui a scriverti le stesse cose…

E riposati un po’ anche tu, che dopo tutto questo tour de force te lo meriti proprio!

Buon Natale!

Roberto

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