Se sei un genitore, o se sei intenzionato a diventarlo, in questo video si parla di te..!!

Con l’arrivo dell’adolescenza, la confidenza e la spontanea intimità che caratterizzano il rapporto tra genitori e bambini sembrano interrompersi improvvisamente. I ragazzi diventano taciturni, insofferenti alle regole, ribelli, e i genitori si scoprono ansiosi, incerti nel comprendere i sentimenti e gli atteggiamenti dei figli. Mentre i ragazzi cominciano a prendere le distanze dalla famiglia, i genitori reagiscono spesso con divieti e controlli più severi, dettati da timori e preoccupazioni, oppure col tentativo di guidare le scelte dei figli, di decidere al loro posto. E così nascono incomprensioni e conflitti.

Insieme a Nan Coosemans – Family Coach, fondatrice di YOUNITE e autrice del libro “Quello che i ragazzi non dicono” – Roberto Re spiega cosa può fare la differenza nel rapporto genitori/figli. E quale sia la giusta mentalità (insieme alle giuste azioni) per essere un genitore più efficace al giorno d’oggi.

Direttamente dalla serata di gala dei Globe Soccer Awards a Dubai, con Cristiano Ronaldo e alcune tra le più grandi Football Stars mondiali!

Cosa fa la differenza tra un grande campione e un bravo atleta?

Per uno sportivo di qualsiasi livello, prepararsi con un mental coach può rappresentare quel salto di qualità utile a ottenere maggiori risultati. In certi ambiti, dove tutti hanno una qualità tecnica eccelsa, è l’atteggiamento mentale – insieme all’uso della nostra fisiologia e ad altri strumenti tipici del mental coaching – a scatenare l’energia giusta verso la vittoria.

In questo video Roberto Re ci spiega in che modo possiamo allenare la mente per vincere e sviluppare una mentalità da Campione..!!

Non è mai ciò che ci accade che conta veramente.
Non sono mai gli eventi a determinare i nostri stati d’animo.
Ciò che è importante è il significato che gli attribuiamo!!

E se cambiare gli eventi raramente è in nostro potere, possiamo sempre modificare il significato che a loro abbiamo attribuito.

In questo video Roberto Re ci spiega quanto sia importante mettere a frutto le lezioni imparate e quale può essere di conseguenza l’impatto per la nostra vita futura. A patto che sappiamo trasformare queste lezioni in successi e soddisfazioni.

Cosa spinge una persona “normale” a correre 140 chilometri (di cui 30 nel deserto in meno di 23 ore)..?!??!

Rivivi la sfida personale di Nico de Corato a Dubai, nel giorno della festa nazionale degli Emirati Arabi Uniti..!!

Scoprilo guardando ora questo nuovo video del VLOG di Roberto Re..!!

Nei momenti in cui la vita ci mette di fronte a prove estreme o a sfide impegnative, riusciamo a capire quali siano effettivamente i nostri limiti.

Vivere alcuni giorni nel deserto – estraniandosi dal mondo per meditare e riprendere contatto con la propria storia personale – è un’esperienza che fa crescere enormemente.

In questo quinto episodio del Vlog, Roberto Re (come un vero reporter d’assalto) ci guida dietro le quinte del DUBAI BOOTCAMP del HRD PLATINUM PROGRAM: uomini e donne di età diverse e condizioni fisiche diverse, unite nella sfida con se stesse e con i propri limiti..!!

Con in più un finale davvero a sorpresa…

Scoprilo guardando ora questo nuovo video del VLOG!

Consiglieresti ad altri il tuo capo come una persona con cui lavorare? Per approfondire queste tematiche, abbiamo chiesto il parere di Daniela Bonetti, direttrice nazionale della Roberto Re Leadership School ed esperta in formazione e gestione del team.

L’80% delle oltre 600 persone intervistate nella ricerca “Good Boss vs Bad boss” della LIUC Business School (di Castellanza, Varese) risponde – sorprendentemente – di NO..!! Ciò che emerge è che la maggior parte dei manager utilizza modelli di gestione del personale vecchi di almeno 50 anni e non più adatti alle nuove sfide. Il risultato – che conferma i dati di una ricerca Gallup del 2017 – è che oltre l’80% dei collaboratori di aziende nel mondo è disengaged (non coinvolto).

 

Daniela, nel tuo bestseller “Leadership al femminile” (scritto in collaborazione con Francesca Romano e pubblicato da Mondadori nella collana “Libri da leader”) scrivi che un vero leader è una persona che sa gestire al meglio se stesso e le proprie risorse interiori, intese anche come stati d’animo, pensieri e relazioni. Come mai molti manager hanno difficoltà nel farsi seguire dai propri collaboratori?

Una delle caratteristiche fondamentali della leadership è inevitabilmente la gestione delle emozioni. D’altronde lavorando con altre persone, le incomprensioni dal punto di vista comunicativo sono all’ordine del giorno. Molti manager però prendono sul personale i comportamenti e i mancati risultati dei collaboratori, arrivano a sentirsi in colpa se le cose non funzionano. È importante riconoscere eventuali provocazioni o frustrazioni causate dalla mancanza di risultati: se nel dare feedback ai collaboratori non mantieni grande distacco, rischi di entrare nel giudizio e danneggiare il tuo interlocutore dal punto di vista emozionale. Quando un manager entra in questo circolo improduttivo e reagisce alle provocazioni, smette di essere un esempio. Se si arrabbia facilmente – se giudica invece di dare feedback – le persone non lo riconoscono come un leader che può fare la differenza: anzi è visto come un nemico che sta lì a rilevare che non sei all’altezza o non vai bene.

 

Tu sei anche una trainer su temi strategici come la comunicazione e la leadership. Come si fa ad aiutare il management a sviluppare un “employee point of view” per permettere ai collaboratori di lavorare al meglio?

I manager devono imparare a conoscere lo stato d’animo dei propri collaboratori, mettendosi nei panni di chi gli sta di fronte. Un aspirante leader deve essere preparato sulle strategie di comunicazione: comunicare con tutti allo stesso modo non va bene. Occorre focalizzarsi sul cosiddetto “modello del mondo” degli altri, conoscere la mappa del ‘come’ i collaboratori soddisfano i propri bisogni. Chiedersi cosa li motiva, come si può aiutarli a ottenere più risultati. L’ascolto è fondamentale: verbale, ma soprattutto non verbale ed emozionale.

 

Tra i comportamenti che portano a consigliare il proprio capo, il più votato è la capacità di lasciare ai collaboratori un ampio grado di libertà nel modo in cui si conseguono i risultati. È vero che per i millennials, più orientati rispetto alle generazioni precedenti a una gestione autonoma del lavoro, contano i risultati e non le modalità operative?

La maggior parte dei manager pensa che, per ottenere risultati, i collaboratori debbano comportarsi come il loro capo. Ma i risultati arrivano solo se lasciamo esprimere liberamente le persone, con i loro metodi e i loro talenti. Nel mio libro (di prossima pubblicazione) accenno al tema della leadership situazionale di Kenneth Blanchard: un modello che consente di analizzare i bisogni delle persone coinvolte nella situazione in cui ci si trova e di utilizzare lo stile di leadership di volta in volta più consono. Io stessa, applicandolo con le persone del mio team, mi sento più efficace nel gestire via via le diverse situazioni.

 

Un’altra qualità riconosciuta positivamente dai collaboratori è la disponibilità a essere ascoltati per un confronto e ad accogliere le loro opinioni. Qual è la tua esperienza su questo?

In generale, ognuno di noi desidera essere ascoltato e capito. Personalmente faccio il possibile per conoscere i miei collaboratori, anche dal punto di vista personale: la loro storia, chi sono, cos’hanno fatto, quali esperienze di vita hanno avuto. Spesso questo fa la differenza anche nel lavoro e nel ruolo che andranno a ricoprire. Per avere sempre nuovi punti di vista, molte volte condivido un’idea con i collaboratori: un’abitudine produttiva che permette alla tua squadra di sentirsi importante fornendo un contributo. Condividendo la mission invece di sentirsi solo un numero.

 

Grazie alla tecnologia, i più giovani oggi sono favoriti dal riuscire a lavorare da remoto. Cosa pensi dello smart working, della flessibilità nei tempi e nei luoghi di lavoro? È utile a conciliare vita e professione o fa perdere in produttività?

Credo fermamente che la tecnologia sia un grande vantaggio per tutti. Utilizzata bene, ti permette di fare riunioni e webinar mettendo insieme persone in tutto il mondo. Puoi fare appuntamenti, usare video e audio per comunicare contemporaneamente con più persone. Oggi i social ti aiutano a conoscere meglio gli altri, sia sotto l’aspetto personale che professionale, anche rispetto alla credibilità e alla reputazione di ciascuno. Applicando i principi della gestione del tempo e della programmazione, si limita la dispersione e si aiuta la realizzazione dei risultati, indipendentemente da dove ti trovi e da come lo fai. Molte aziende concedono maggiore libertà ai propri collaboratori, che possono così lavorare da casa, eliminando gli orari rigidi. I capi hanno capito che sono più importanti le attività che uno svolge, non come le svolgi e da dove.

 

Passando alle note negative, tra i comportamenti che portano a NON consigliare il proprio capo, il più votato è la mancata definizione di ruoli e responsabilità. Come si lavora con un capo che resta vago su ruoli e responsabilità?

È molto complicato lavorare con un capo approssimativo. I collaboratori vanno guidati, devono aver chiaro l’obiettivo da raggiungere e il ruolo ricoperto in termini di competenze. Trovo efficace che i collaboratori sentano la responsabilità dei risultati: questo genera crescita e maturità per affrontare le sfide e abitudine a conoscere i punti di forza e le aree di miglioramento. Senza questo passaggio, un collaboratore può andare in confusione perché non capisce quali siano i suoi compiti e le sue responsabilità. Nel mio nuovo libro spiego un metodo chiamato “cornice d’accordo”, che ha una doppia utilità: fornire linee guida e regole del gioco per lavorare insieme, e insieme portare chiarezza e sicurezza.

 

In questo tuo nuovo libro che uscirà prossimamente, hai approfondito la figura del Team Leader. Perché sarà importante leggerlo?

Come ho già detto prima, l’obiettivo di questo libro è trasferire un metodo che racchiude tutto ciò che ho imparato nel tempo: cosa è meglio fare e cosa invece è preferibile evitare. Lungo il percorso – come accade a tutti – diversi collaboratori hanno preso strade diverse, mentre molti altri li ho guidati e portati a livelli alti. Alcuni pensano che gestire una squadra sia un lavoro duro e difficile. In effetti, è vero. Ma lavorando con l’atteggiamento giusto, le persone del tuo team possono insegnarti tanto. Sono loro ad aiutarti a diventare un grande leader. Anche nei confronti di chi abbiamo “perso” per strada è giusto essere soddisfatti per la loro crescita personale. Siate felici per loro, anche se si trattava di una risorsa valida e importante: siate fieri per aver contribuito alla sua crescita, per essere stati parte del suo successo. In ogni caso, lavorare con le persone è sempre una grande esperienza di crescita: e scrivere questo libro mi ha aiutato a ripercorrere tutti gli aspetti importanti che mi hanno permesso di diventare quell’imprenditrice che oggi sono felice di essere.

 

Alessandro Dattilo

Come passare da sogno a realtà? Tutto ciò che l’uomo ha creato e creerà parte da una vision!

In questo quarto episodio del Vlog, Roberto Re ci parla di un leader visionario che ha saputo condividere la sua vision con un’intera popolazione e creare l’incredibile..!!

Quali sono i passi necessari per trasformare i sogni in realtà?

Scoprilo guardando ora questo nuovo video del VLOG!

Cosa imparare dal caso Donnarumma? In questo video Roberto Re ci spiega come un campione di neppure 20 anni abbia bisogno di essere formato e strutturato per gestire le incredibili pressioni provenienti dai media, dal pubblico e dagli addetti ai lavori.

Perché un talento del genere non può rischiare di condizionare la sua carriera in negativo.

Dopo aver guardato il video (in fondo a questo post), ti consiglio di leggere anche l’intervista che Roberto ha rilasciato a Sport Power Mind, dal titolo “Donnarumma? Non gettiamogli la croce addosso”, che riprende gli stessi temi, con approfondimenti e dichiarazioni di altri mental coach (Lorenzo Marconi) ed ex campioni come Dino Zoff, Roberto Mancini, Bobo Vieri, Rino GattusoVilliam Vecchi, ex preparatore dei portieri del Milan.

Quando si parla di leadership al femminile, la mental coach di riferimento è Daniela Bonetti, direttore nazionale della Roberto Re Leadership School e autrice del libro omonimo edito da Mondadori.

Ospite del VLOG #2, in questo video Roberto e Daniela ci spiegano come le donne possono usare al meglio le loro caratteristiche e come gli uomini possono imparare a gestire al meglio il rapporto lavorativo con l’altro sesso!

 

Un nuovissimo canale video, una scuola di formazione in pillole!

È finalmente online il primo numero del ROBERTO RE VLOG, l’appuntamento settimanale con il numero uno della formazione.

Nella puntata appena pubblicata (il video è stato girato nei giorni dell’apertura spagnola della Roberto Re Leadership School a Barcellona e Madrid), Roberto ci spiega quali siano le 5 aree di continuo miglioramento per avere successo oggi.

 

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